Bianchi accusa Azzolina, ma è responsabile del test a crocette per il concorso dei docenti

Il ministro dell’Istruzione ha criticato la sua predecessora sul dibattuto sistema di valutazione dei partecipanti: abbiamo verificato chi ha ragione
Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi/ANSA
Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi/ANSA
Negli ultimi giorni stanno facendo molto discutere i risultati della prova scritta del concorso per l’assunzione di oltre 30 mila insegnanti nelle scuole medie e superiori, al quale si sono presentate circa 500 mila persone. Al momento, secondo diverse fonti stampa, in alcune classi di concorso è stato bocciato addirittura il 90 per cento dei partecipanti. Diversi insegnanti e sindacati di categoria hanno protestato contro i vertici del Ministero dell’Istruzione sostenendo, tra le altre cose, che una delle cause di questi risultati sarebbe l’eccessivo «nozionismo» della prova scritta, composta da 50 domande a crocette, da completare in 100 minuti. 

Sul tema si sono scontrati a distanza anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e Lucia Azzolina (Movimento 5 stelle), ministra dell’Istruzione nel secondo governo guidato da Giuseppe Conte. Secondo Bianchi, questo concorso è stato (min. 0:08) «ereditato dal passato» e l’attuale governo sta «eseguendo impegni presi in precedenza, che vanno onorati, con una modalità di organizzazione anche delle prove che si è dimostrata sostanzialmente non adeguata». Dal canto suo, Azzolina ha replicato che in origine il concorso ordinario prevedeva «due prove scritte a risposta aperta». Secondo l’ex ministra, sarebbe stato dunque il governo Draghi, con il ministro Bianchi, a modificare le modalità dei concorsi, inserendo il «quiz per tutti». Abbiamo verificato chi ha ragione.

Sì, il concorso è stato «ereditato dal passato»

Il concorso di cui si sta discutendo è stato indetto dal Ministero dell’Istruzione il 21 aprile 2020, quando la ministra era Azzolina. Inizialmente, il suo scopo era l’assunzione di 25 mila docenti per le scuole secondarie, sia di primo che di secondo grado, nell’arco del biennio 2020-2022. Il 3 giugno 2020 il numero dei posti a disposizione è stato poi alzato a 33 mila. Tuttavia, complice anche l’epidemia da coronavirus, la data ufficiale di inizio del concorso, partito il 14 marzo 2022, è stata fissata a distanza di quasi due anni, il 23 febbraio 2022, dall’attuale ministro Bianchi. 

In prima battuta, possiamo dunque dire che è vero, come sostenuto da Bianchi, che il concorso di cui si stanno svolgendo le prove in queste settimane è stato «ereditato dal passato». Ma di chi è la responsabilità del metodo di valutazione, ossia del tanto criticato test a crocette?

Bianchi è smemorato sul test a crocette

Le modalità del concorso che si sta svolgendo in questi giorni, inizialmente decise dal precedente esecutivo, sono state modificate dallo stesso governo Draghi, di cui Bianchi fa parte da febbraio 2021.

In origine, oltre alla valutazione dei titoli di ciascun candidato, il bando del concorso prevedeva due prove scritte e una prova orale. La prima prova, della durata di 120 minuti, era diversa per le varie classi di insegnamento. La seconda prova era invece composta da due domande aperte, che servivano a valutare le conoscenze dei candidati sui 24 crediti formativi universitari in materie antropologiche, sociologiche, pedagogiche e di didattica necessari per essere ammessi al concorso. Il bando pubblicato ad aprile 2020 prevedeva anche una prova scritta di pre-selezione, con 60 domande a crocette, nel caso in cui il numero dei candidati fosse stato quattro volte superiore ai posti in palio. In questo caso avrebbero potuto accedere alle prove successive solo i candidati con i punteggi più alti, ma poi i risultati del test a crocette non avrebbero inciso sul voto finale.

Questa modalità di svolgimento delle prove è stata però modificata dal governo Draghi. Infatti il 25 maggio 2021 il decreto “Sostegni bis”, convertito in legge a luglio di quell’anno, ha introdotto (art. 59, comma 10) delle «modalità semplificate» per i concorsi ordinari per il reclutamento dei docenti per le scuole dell’infanzia, delle elementari, delle medie e delle superiori. Oltre a mantenere la valutazione dei titoli e la prova orale, il decreto ha introdotto una prova scritta con domande a crocette, che ha sostituito le prove precedenti. Per quanto riguarda gli insegnanti delle scuole medie e delle superiori, la prova di pre-selezione e le due prove scritte sono quindi state sostituite da un’unica prova con 50 domande a crocette, da completare in 100 minuti (la modalità di prove di cui si sta discutendo in questi giorni). Il ministro Bianchi ha dunque le sue responsabilità sulla modalità delle prove per il concorso, secondo lui «inadeguata». 

Tiriamo le somme

Il concorso per l’assunzione di docenti per le scuole medie e per quelle superiori di cui si sta discutendo negli ultimi giorni è stato indetto ad aprile 2020, quando la ministra dell’Istruzione era Lucia Azzolina. È dunque vero, come sostenuto da Bianchi, che il concorso è stato «ereditato dal passato». Tuttavia, è stato il governo Draghi a cambiare le modalità dei concorsi per i docenti, inserendo la tanto discussa prova a crocette. 

In origine, oltre alla prova orale, il concorso prevedeva due prove scritte, come ha dichiarato correttamente l’ex ministra Azzolina. Solo nel caso in cui il numero di candidati fosse stato elevato, il bando del concorso prevedeva anche una prova di pre-selezione a crocette, che Azzolina non ha però menzionato. 

 
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