Un anno di segreteria Letta, sotto la lente del fact-checking

Tra errori ed esagerazioni, ecco come se l’è cavata con fatti e numeri l’ex presidente del Consiglio alla guida del Pd
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Un anno fa, il 14 marzo 2021, Enrico Letta è stato eletto segretario del Partito democratico dall’Assemblea nazionale del partito. In questi 12 mesi Pagella Politica ha verificato in totale una trentina di dichiarazioni fatte da Letta sui social, in interviste televisive o con i quotidiani. In questi 365 giorni alla guida del Pd, come se l’è cavata alla prova dei nostri fact-checking l’ex presidente del Consiglio, a ottobre scorso eletto anche deputato?

In diverse occasioni Letta è stato piuttosto preciso nel riportare fatti e numeri sui temi di maggiore attualità nel dibattito politico italiano (per esempio citando i dati sul trasformismo parlamentare a febbraio scorso oppure quelli sui rifugiati che arrivano in Italia ad agosto 2021). In altre occasioni, il segretario del Pd ha commesso invece alcuni errori.

Gli errori di Letta

A gennaio, ospite a Radio Immagina, Letta ha per esempio dichiarato che negli ultimi due anni «tutti i grandi Paesi europei hanno tenuto la scuola aperta», a differenza di quanto fatto dall’Italia. In realtà, dall’inizio della pandemia alla fine di ottobre 2021, il nostro Paese e la Germania avevano tenuto chiuse, o parzialmente aperte, le scuole più o meno per lo stesso numero di settimane. Meno chiusure sono state invece introdotte nel Regno Unito, e ancora di meno in Francia e Spagna.

A ottobre, Letta ha invece esagerato i risultati del suo partito sia nelle periferie delle principali città italiane andate al voto nelle elezioni comunali sia in Sicilia e Sardegna. Nello stesso mese, il segretario del Pd ha criticato la proposta di introdurre test gratuiti per la Covid-19 a chi aveva deciso di non vaccinarsi, paragonandoli ai condoni fiscali. «Siccome noi siamo contro questa logica – aveva dichiarato Letta – deve essere premiato chi è fedele al fisco, così come in questo caso è giusto che sia premiato chi è stato fedele alle regole, quelle di vaccinarsi». In passato lo stesso Letta ha, per così dire, violato questa «logica», approvando un condono per le concessionarie di slot machine non in regola con il fisco.

Un altro errore del segretario del Pd ha riguardato la riforma del fisco e il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), finanziato con risorse europee per far fronte alla crisi causata dalla pandemia. A ottobre, ospite in tv, Letta ha sostenuto che la riforma fiscale fosse una condizione per avere i soldi del Pnrr. Ma non è così: la riforma – seppure promessa nel Pnrr – non rientra tra quelle che sono vincolanti per ricevere i fondi dall’Unione europea. 

Ad agosto dell’anno scorso, Letta ha poi sottolineato come il Pd fosse «quello più piccolo» tra i cinque grandi partiti in Parlamento, per giustificare l’incapacità di incidere sui temi come i diritti civili. Non era vero: in base ai dati di quel periodo, tra deputati e senatori, il Pd aveva il terzo gruppo parlamentare più numeroso, dietro a Lega e Movimento 5 stelle.

A giugno, infine, il segretario del Pd aveva dichiarato che «più sale l’occupazione femminile, più sale il tasso di natalità», sottolineando che «questo vale in tutta Europa», mentre «da noi sono bassi entrambi». In realtà, trovare un nesso causale tra questi due fattori non è così semplice come può sembrare a prima vista.
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